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LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Updated: Feb 1


Al fine di chiarire meglio la impossibilità ad avere uno sviluppo sostenibile, ci sembra utile chiarire cosa significhi o meglio cosa si voglia intendere con il termine “sviluppo sostenibile”.


Lo Sviluppo sostenibile è stato definito dalla World Commission for Environment and Development dell’ONU (Brundtland 1987) come” sviluppo che soddisfi i bisogni primari del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”.


Questo significa che debbono concorrere alcune condizioni imprescindibili perché si possa parlare di sviluppo sostenibile e precisamente:


1. Deve garantire di poter soddisfare i bisogni di una popolazione mondiale in rapida crescita

2. Deve garantire un adeguato tenore di vita ai paesi del Terzo Mondo.

3. Deve ridurre le interazioni fra sistema produttivo ed ambiente a livelli compatibili con la biosfera.


Attualmente nessuna di queste condizioni può essere soddisfatta!


Non esistono risorse adeguate all’attuale crescita della popolazione e, ove si potessero trovare, produrrebbero tanti scarti da generare un enorme processo di inquinamento.


Non è possibile diffondere il benessere nei Paesi del terzo mondo poiché non vi sono le risorse disponibili e, qualora vi fossero e fossero utilizzate, gli scarti disarticolerebbero l’ecosistema.


La riduzione delle interazioni fra sistema produttivo e sistema naturale non è attualmente realizzabile perché non si sono trovati processi produttivi atti soddisfare la duplice esigenza di salvaguardare il sistema “ ambiente” ed il sistema “ produzione”, poiché la prima legge della termodinamica non è superabile in alcun modo.


Quanto sopra dimostra con chiarezza come non possa esistere uno “sviluppo sostenibile” in alcun modo!


Diverse iniziative sono state prese a livello internazionale e talune di esse val la pena di conoscerle più nel dettaglio.


La Strategic Environmental Initiative ( SEI), finanziata dai Paesi industrializzati, finanziata dai Paesi industrializzati, dovrebbe aiutare i Paesi meno sviluppati attraverso un flusso di investimenti annuali indirizzati ai seguenti obiettivi:


1. Stabilizzazione della popolazione mondiale fra i 10 ed i 14 mld.

2. Sviluppo di nuove tecnologie “pulite”, riforestazione, fonti energetiche, riciclaggio etc.

3. Nuova economia a sfondo ecologica

4. Accordi internazionali finalizzati alla soluzione di problemi ambientali

5. Un piano cooperativo per l’educazione ambientale


Alcuni di questi punti sono stati oggetto di applicazione, sia pure con molte variazioni ma ciò che è emerso in maniera palese è la impossibilità a definire una politica di contenimento produttivo a livello internazionale e le numerose occasioni di incontri internazionali hanno visto le diverse posizioni emergere con grande chiarezza.


Se queste misure fossero state applicate dai Paesi interessati, certamente ci sarebbe stato un miglioramento moderato nel sistema mondiale ma nessuna di queste indicazioni ha toccato il ciclo capitalistico e le regole di mercato ad esso connesse per cui il deterioramento ambientale sarebbe continuato certamente.


Un’altra corrente di pensiero che ha cercato di verificare la possibilità di raggiungere uno sviluppo sostenibile mediante l’uso efficiente delle risorse, è nota come sostenitori del metodo dello “spazio ambientale”, proposto nel 1999 dalla Associazione “Amici della Terra”. La loro teoria si basa su tre principi:


a. La sostenibilità è possibile solo e solo se si riporta il flusso delle risorse naturali nel sistema produttivo a livelli compatibili con l’ambiente.

b. Lo sviluppo deve essere equo, cioè tutti i Paesi debbono avere uguale accesso alle risorse ed eguale responsabilità nella gestione

c. La produzione ed il consumo debbono servire migliorare la qualità della vita e non ad abbassarla.


Lo spazio ambientale viene definito come” il quantitativo totale di energia, risorse non rinnovabili, territorio, legname, acqua, che può essere utilizzato senza produrre danno ambientale e senza pregiudicare i diritti delle generazioni future in un contesto di equità per tutti gli abitanti della Terra.”


Il raggiungimento della sostenibilità è affidato a tre processi paralleli:


- Riduzione degli sprechi mediante l’uso efficiente delle risorse

- Innovazione tecnologica, in senso ecologico

- Dematerializzazione della produzione e dei consumi.


Quanto alla riduzione degli sprechi effettivamente si potrebbero avere notevoli risultati con una maggiore consapevolezza da parte delle popolazioni appartenenti ai paesi industrializzati.


L’innovazione tecnologica in senso ecologico è un desiderio, un auspicio, ma, allo stato non esiste questa forma di attività produttiva.


Quanto alla dematerializzazione della produzione e dei consumi non è attuabile perché in aperto contrasto con l’obiettivo di sostenere i Paesi in via di Sviluppo: quest’ultimo, infatti, richiederebbe fortissimi incrementi nelle produzioni e nel cibo.


Ancora una volta non si è colto il punto fondamentale cioè la “disarticolazione del funzionamento dell’ambiente in cui noi viviamo” e neanche questa scuola di pensiero è capace di inquadrare il problema nei suoi termini corretti né, di conseguenza, di indicare modalità di intervento, possibili soluzioni, azioni per dare vita al cambiamento culturale richiesto.


Trattare la sostenibilità come un problema di scarsità delle risorse è “una impostazione fuorviante” che può essere anche utilizzata come alibi per chi voglia negare il problema.


La vera risorsa scarsa è l’ambiente e per questo problema non vi sono né nuove scoperte né progressi tecnologici:” l’ambiente viene rapidamente consumato in maniera irreversibile e la distruzione della risorsa-ambiente è il vincolo ineludibile per lo sviluppo sostenibile.”


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